lunedì 18 marzo 2019

Mia figlia era in classe sdraiata per terra che non ascoltava nulla

Buongiorno Dott. Focchi, 

Le scrivo perché sono esasperata. 
Sono la mamma di una bimba di 6 anni appena entrata alle elementari. 
La maestra dopo soli 10 giorni mi chiama al cellulare chiedendo di venire a vedere mia figlia che era in classe sdraiata per terra che non ascoltava nulla. 

Arrivo e chiedo a mia figlia di sedersi composta e lo fa..
Seguono alcune lamentele sempre da questa maestra e poi mi fanno convocare dal preside per fare un colloquio con una psicologa collegata alla scuola. 
Mi suggeriscono anche un colloquio con un neuropsichiatra ma rifiuto. 
A quell’età ho troppa paura che venga etichettata e sottoposta a cure con psicofarmaci. 

Lei può darmi dei suggerimenti? 
Alla materna non è mai successo nulla del genere.. 

La ringrazio

F.



>Gentile F.,

credo lei abbia parlato con sua figlia dopo l’episodio. Le ha detto qualcosa?  Ha potuto capire se c’erano stati dei problemi recentemente? C’è stata qualche manifestazione particolare che a casa lei ha potuto notare? Qualche anomalia, anche piccola, rispetto al comportamento abituale di sua figlia? Ci possono essere motivi molto diversi per un assentarsi così radicale e, apparentemente, improvviso. Non è possibile escludere nessuna causa, neppure neurologica. Motivo per cui non rifiuterei a priori una visita medica. La considerazione da fare è che se viene ipotizzato un disturbo di tipo medico deve essere diagnosticatile in modo evidente, con documentazione clinica che indica le parti interessate. Le suggerirei quindi di fare questo passo preliminare e poi fare delle valutazioni. Se non ci sono problemi neurologici evidenti, se si resta nel campo delle sole ipotesi, allora è meglio fare incontrare a sua figlia uno psicoterapeuta che possa rendersi conto della condizione psicologica della bambina, e prendere le misure necessarie del caso.

Un cordiale saluto

Marco Focchi  

giovedì 14 marzo 2019

Ha fatto il test di ingresso al Politecnico di Torino e non l’ha passato

Buongiorno Dott. Focchi,
Le scrivo perché mio figlio, che è in 5 superiore, ha fatto il test di ingresso al Politecnico di Torino e non l’ha passato. A parte che ritengo strano che adesso facciano i test d’ingresso a Febbraio dell’anno precedente..
In cuor mio credo che forse è meglio così in quanto non è neanche bravo in matematica, quindi poteva essere deleterio iscriversi per lui in quella facoltà.
Ma adesso è un pochino perso e non vede alternative.

Non so neanche cosa suggerirgli.. 
Cosa mi consiglia?

La ringrazio

L.


>Gentile signora,

dice che per suo figlio  sarebbe stato deleterio iscriversi al Politecnico perché non è bravo in matematica. Cosa dunque l’ha portato a scegliere quella facoltà? Ne avevate parlato? C’è qualche passione particolare che l’ha spinto in quella direzione? Credo che queste siano le questioni importanti. Se la scelta di una facoltà è motivata da una passione, anche se non in tutte le materie chi la sceglie si sente ferrato, la spinta può tuttavia essere forte e portare a superare le difficoltà. Nessun percorso universitario d’altra parte è lineare o semplice. Credo sia importante sostenere la scelta dei figli quando questa è determinata da una reale inclinazione. Per certe facoltà, come quelle umanistiche o artistiche, spesso i giovani incontrano l’opposizione della famiglia perché sono facoltà “povere”, che non aprono a professioni redditizie. Consideri che la sola povertà è quella di una vita costretta in un lavoro non amato e non scelto, anche se redditizio.
Le direi dunque: parli a lungo con suo figlio e cerchi di capire insieme a lui qual è la sua strada, per poterlo aiutare a imboccarla e a mettersi in gioco fino in fondo in questa.

Un cordiale saluto

Marco Focchi

lunedì 4 marzo 2019

Mia figlia ha trascorso lo scorso anno in Australia

Buongiorno Dott. Focchi,
Mia figlia ha trascorso lo scorso anno (la quarta liceo) in Australia in un progetto di scambio.
Nonostante le lacune su alcune parti del programma mia figlia è rimasta entusiasta di questo percorso.
Ora però vive un pò di scoraggiamento.
In Australia mi raccontava che le lezioni fossero molto poco “frontali” e l’insegnate favoriva un atteggiamento partecipativo della lezione. Questo ha dato anche un po’ di aiuto a mia figlia a superare i problemi di insicurezza legati alla lingua e al fatto che non conoscesse nessuno.
Adesso vive il ritorno in Italia come castrante (si dice così?) in quanto non esiste il dialogo partecipativo che c’era in Australia.
Cosa mi suggerisce di fare con mia figlia?
È anche l’anno della maturità ed è un momento delicato per lei..
La ringrazio per la risposta

G.



>Gentile signora,
I sistemi scolastici nei diversi paesi sono tra loro molto diversi, e non necessariamente devono essere messi in graduatoria. L’educazione dei giovani è legata al tipo di società che si vuole creare. Naturalmente in ogni sistema si possono fare osservazioni e critiche, e senz'altro anche il sistema scolastico italiano è passibile di essere migliorato. Questo non vuol dire che in ogni caso la lezione frontale sia meno efficace di quella a maggiore intensità partecipativa. Nel sistema scolastico italiano inoltre la partecipazione è in genere favorita dagli insegnanti. Non so quindi quale sia la specifica situazione nella scuola di sua figlia, ma credo che un colloquio con i professori, mirato a esporre le difficoltà che sua figlia le indica e a sollecitare una loro collaborazione possa essere la cosa migliore. Probabilmente anzi i docenti di sua figlia le saranno grati di aver loro segnalato il problema dando loro la possibilità di migliorare il rapporto educativo con una loro allieva.

Un saluto cordiale
Marco Focchi

giovedì 28 febbraio 2019

Famiglie completamente vuote, senza valori, che vogliono solo far eccellere il proprio figlio

Buongiorno Dott. Focchi, 
Sono un’insegnante di 43 anni, lavoro in una scuola superiore, un liceo, nell’hinterland milanese. 
Ho sempre adorato fare questo lavoro ma ultimamente, anche in virtù dell’abbassamento dei valori che viviamo in Italia in questo momento storico, vivo molto male il fatto che debba avere a che fare con famiglie completamente vuote, senza valori, che vogliono solo far eccellere il proprio figlio (in una sorta di performance perenne), non si interessano in alcun modo dei figli o nel peggio dei casi educano i figli all’odio.
Ho assistito ad un evento discriminatorio nei confronti di una ragazza di colore. Veramente una cosa pesante. Peraltro una ragazza che è nella stessa classe da un anno e mezzo ormai.. 
Ho convocato i genitori della ragazza che ha effettuato la discriminazione e loro in tutta risposta appoggiavano l’atteggiamento della figlia. 

Cosa posso fare?
La ringrazio! 



>Gentile signora,
lei parla dell’abbassamento dei valori in italia (aggiungerei: non solo) ed è una realtà che sta sotto gli occhi di tutti noi. Credo che la scuola sia su questo un termometro particolarmente sensibile. La scuola è però anche il luogo per eccellenza deputato alla formazione dei valori che sostengono la comunità in cui viviamo. Naturalmente prima della scuola viene la famiglia, ma la scuola è il primo contesto dove il bambino si trova a contatto con adulti diversi dalla famiglia. Conosco bene la difficoltà che gli insegnanti incontrano quando i concetti etici che la scuola vuole trasmettere non sono riconosciuti dalla famiglia. Questo però non ci esime dal compito di sostenere l’impegno che nella scuola, soprattutto nelle prime classi, non è solo intellettuale ma anche e soprattutto civile ed educativo. Possiamo restare sconfortati dall'abbassamento di tono del dibattito pubblico, o dalle scelte che la politica opera in questo momento. Le famiglie evidentemente ne subiscono l’influenza. Dobbiamo allora, in un certo senso, educare anche le famiglie. So che è un compito enorme, ma gli insegnanti con cui ho lavorato negli anni di consulenza che ho fatto nella scuola elementare mi hanno dato la testimonianza di una dedizione e di un buon senso che non si infrangeva contro ostacoli che considero momentanei e rispetto ai quali abbiamo un dovere di resistenza. Non c’è insegnamento, e non c’è psicologia, che non implichino anche un preciso impegno etico e politico, e in questo momento questo impegno deve andare in direzione di contrastare l’odio e il razzismo.
Un cordiale saluto

Marco Focchi 

martedì 26 febbraio 2019

Se alzo la mano mi ignora e dice che non è il momento di fare domande

Salve mi chiamo M. e ho 12 anni, il mio problema è la mia prof. di matematica: appena è arrivata a insegnare nella mia classe (da quest'anno) mi è subito sembrata molto simpatica, ma da circa un mese non riesco a sopportarla: se alzo la mano mi ignora e dice che non è il momento di fare domande, poi durante una verifica mi ha messo in imbarazzo davanti a tutta la classe e non ne ho mai capito il motivo...



>Cara M.,

non so cosa possa essere successo tra te e la professoressa, tale da rovesciare quel che prima era un rapporto di simpatia trasformandolo in insofferenza. A volte tali mutamenti sono legati a impressioni molto soggettive, che influiscono sul nostro comportamento portando gli altri a modificare il loro. È difficile dirlo quindi senza conoscere direttamente la situazione.
Il consiglio che posso darti è di provare a parlarne con i tuoi, far loro avere un colloquio con la tua professoressa in modo che possano spiegarsi, capire per esempio qual è la valutazione che lei ha di te, in modo che tu possa regolarti di conseguenza. Sino a che le cose restano taciute si prestano a innumerevoli equivoci. Quel che a te può sembrare antipatia è magari semplicemente segno di un atteggiamento riservato. Una spiegazione tra adulti, tra la tua professoressa e i tuoi genitori mi sembra in questo caso il modo migliore per affrontare le cose.

Un saluto cordiale

Marco Focchi

mercoledì 7 novembre 2018

Un grandissimo problema nel rapporto fra adulti e adulti

Buongiorno Dott. Focchi,
sono una insegnante in una scuola secondaria di primo grado nel nord Italia, con diversi anni di esperienza alle spalle. Innanzitutto le faccio i complimenti per questo spazio che ha dedicato alle domande da parte di docenti e genitori. Ho letto alcune sue riflessioni in merito al concetto di autorevolezza e alla gestione delle relazioni adulto/bambino, che condivido, ma sono qui a disturbarla per avere una sua opinione in merito al rapporto insegnanti-genitori. Ebbene, queste due "istituzioni" che dovrebbero lavorare di concerto avendo come unico obiettivo l'educazione dei ragazzi, sono ormai due pianeti in guerra fra loro. Anno dopo anno ne sto vedendo di tutti i colori e al momento non percepisco vie d'uscita. Sono sempre più frequenti le cause da parte dei genitori verso la scuola e verso gli insegnanti, anche per quanto riguarda i bassi risultati scolastici ottenuti (secondo loro non giustamente) dai propri figli. A me personalmente ne è capitata una, conclusasi più di un anno dopo con la trasformazione in sufficienza da parte del giudice ed il ragazzo che è stato improvvisamente catapultato nell'anno successivo. Ho visto genitori ricorrere agli avvocati persino per far spostare i propri figli da una classe in cui erano presenti altri ragazzi con problemi di apprendimento, che avrebbero potuto "rallentarli".
Non voglio dare tutta la colpa ai genitori, spesso anche noi insegnanti non siamo preparati al dialogo con loro; è però quasi sempre un dialogo che inizia col piede sbagliato, si è come su due barricate contrapposte, e c'è violenza. Molta violenza, a volte non solo verbale.
Parliamo spesso di rapporto genitori-figli e rapporto insegnanti-alunni, ma c'è un grandissimo problema nel rapporto fra adulti e adulti ovvero in questo caso fra genitori e insegnanti.
Cosa ne pensa in merito? Può suggerire delle strategie di dialogo con i genitori che aiutino a creare un clima meno bellicoso?
La ringrazio moltissimo, cordiali saluti,

B.C.


>Gentile BC,
La situazione scolastica si è purtroppo fatta grave da molti punti di vista, e leggiamo più spesso di quanto non vorremmo di episodi di violenza nei confronti degli insegnanti. L’ultimo in ordine di tempo è quello di una classe in cui si spengono le luci e istantaneamente volano un paio di sedie in direzione della docente. Ma lei mette il dito sul problema particolarmente significativo del rapporto non sereno tra insegnanti e genitori, dove spesso i genitori si trasformano in avvocati dei figli, quando non chiamano in causa avvocati veri e propri per contestare decisioni prese dalla scuola. Questo ha un effetto deleterio, di distruzione dell’autorità della scuola e degli insegnanti. Le tensioni e i litigi tra insegnanti e genitori sono paragonabili alle liti tra i due genitori che tendono a destituirsi reciprocamente agli occhi dei figli, con l’effetto di perdere ogni possibilità di influenzarne il comportamento e l’educazione, perché si riducono a vicenda a figure esautorate.

Nelle mie consulenze a scuola, ogni volta che si creava una situazione di tensione e di incomprensione tra genitori e corpo docente, lungi dal farli incontrare per arrivare a un chiarimento, li facevo parlare separatamente con me, e poi trasmettevo le richieste di ogni parte all’altra depurandole dal rancore e dalle rivendicazioni. Apparivano allora richieste molto ragionevoli e il più delle volte accettabili.

Occorre quindi introdurre degli schermi, dei filtri, psicologi in grado di mediare evitando l’escalation immaginaria dell’aggressività.
L’aggressività nasce il più delle volte da una cattiva modalità di comunicazione, e ripristinare un canale ragionevole riduce se non annulla problemi che a prima vista potevano apparire come insormontabili.

La saluto con cordialità.

Dott. Marco Focchi

mercoledì 21 marzo 2018

Il giorno prima ha tirato giù i pantaloni e le mutandine ad un bambino

Buongiorno,
Sono la mamma di B. una bambina di 4anni che frequenta la scuola dell'infanzia.
B. è una bambina moooltooo vivace, giocosa, allegra...insomma come la maggir parte dei bambini della sua età.
In famiglia siamo in 4: io, il mio compagno che praticamente fa le veci del padre (assente) di B. e G.,la sorellina di 2anni.
Giungo al problema.
Premetto che è una bambina con un carattere particolare,deve sempre essere al centro dell'attenzione è difficile andare anche solo andare a fare la spesa con lei,perché scappa in giro ed ogni volta devo ricordale le regole in ogni luogo che ci rechiamo.
A scuola fa lo stesso,un giorno saluta bene mentre l'altro la devono staccare a forza da me.
Ma oggi sono davvero arrabbiata,demoralizzata ecc ecc...
La maestra mi confessa che il giorno prima ha tirato giù i pantaloni e le mutandine ad un bambino;la motivazione è stata che anche il mio compagno 'si tira giù le mutande e fa vedere il pisello'...pazzesco.
La bambina fa spesso il bagno (lei la chiama la piscina)con la sorella e il mio compagno,chiede proprio lei stessa di entrate in acqua,è normale che ci possa vedere in giro per casa senza vestiti,la nostra porta del bagno è aperta.
Ora non capisco questo gesto e la motivazione che è stata data in seguito.
Tra poco andrò a prenderla alla materna,non so come mi devo comportare.
Alle maestre ho spiegato come noi ci gestiamo in casa.
Ringrazio in anticipo per la risposta che mi verrà consigliata!!
Grazie



>Gentile mamma di B.,

in primo luogo occorre c considerare che parliamo di una bambina di quattro anni, un’età in cui si stanno costruendo le basi della socializzazione, e quindi un’età particolarmente delicata, durante la quale i bambini assorbono moltissimo dall’ambiente in cui vivono. Le mi dice che il padre è assente e che il suo nuovo compagno ne fa le veci. Sarebbe interessante capire come la bambina accoglie la funzione che lui esercita, se l’accetta come sostituto del padre o se lo sente come usurpatore del suo ruolo. L’episodio che lei racconta è però significativo: la bambina abbassa i pantaloni a un compagno affermando che anche il suo compagno si tira giù le mutande e che fa vedere il pisello. Lei aggiunge inoltre che è normale possa vedervi girare per casa senza vestiti. Non è azzardato considerare quindi che anche la bambina possa considerare “normale” denudare un compagno. Io consiglierei di mantenere separati lo spazio dell’intimità tra adulti, e la vostra nudità, dalla vista di B. Quel che è semplice disinvoltura per gli adulti, sui bambini ha un effetto diverso, che a volte è difficile calcolare, perché la sessualità infantile si attiva con fantasie che non hanno ancora la netta separazione dalla realtà che è data per intesa nel mondo adulto. Inoltre, non avendo queste fantasie una via di scarico analoga a quella del mondo adulto, producono una sovraeccitazione che è probabilmente quella che lei stessa osserva nella sua bambina.

Un cordiale saluto

dott. Marco Focchi