lunedì 6 febbraio 2017

Solitudini Digitali

Sintesi degli argomenti presentati alla tavola rotonda tenutasi a Novara il 3 febbraio 2017​ dal titolo: Solitudini digitali, organizzata dall'associazione Benvenuti in Italia.

Internet è diventato oggi decisivo per ogni settore della nostra vita, e questo investe evidentemente anche la psicoanalisi. Il rapporto tra psicoanalisi e Internet è indubbiamente diventato importante, e può essere considerato a partire dal punto di vista di quel che la psicoanalisi può dire sull'oggetto tecnico. Sembrerebbe esserci una spaccatura tra la prospettiva psicoanalitica, che nelle sue operazioni utilizza fondamentalmente la parola, e l'oggetto tecnico, che fa parte di una cultura diversa, di tipo, ingegneristico, che in un certo senso è opposta, antitetica a quel che consideriamo come l’elemento soggettivo, o semplicemente come il fattore umano.

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martedì 6 dicembre 2016

Dovrei essere più fermo e non tentare a tutti i costi di dargli spiegazioni?

Buongiorno,
sono il padre di un bambino di 13 anni, ho letto con attenzione il suo libro e vorrei porle una domanda su quello che lei definisce il peso delle parole, ovvero la differenza fra spiegazione e affermazione. Il tema mi ha dato da pensare sul modo in cui io e mia moglie ci comportiamo con nostro figlio. Lei tende ad essere più autoritaria, a dare degli ordini, è così perché è così, io invece tendo a voler spiegare le motivazioni delle cose che "ordino" a Michele. Il problema è che non sono sicuro di quale sia il modo giusto, ed il più efficace. Da un lato mi dico che forse dovrebbe essere prerogativa maschile il dare ordini anche senza spiegazioni, cosa che invece nella nostra famiglia fa mia moglie, dall'altro mi rendo conto che nostro figlio alla fine ascolta più mia moglie e spesso ascolta le mie spiegazioni con lo sguardo fisso come se stesse pensando ad altro, come se aspettasse solo che la mia spiegazione finisca per poi comunque disubbidire, la maggior parte delle volte. Dunque sbaglio? Dovrei essere più fermo e non tentare a tutti i costi di dargli spiegazioni? Io penso che dando delle spiegazioni lui possa imparare il perché delle cose, e accettare le mie direttive anche in quanto consigli. Ma forse per certe cose è troppo piccolo, e non le capisce. Oppure non vuole capirle?
La ringrazio se potrà spendere due parole per approfondire questo aspetto che io ritengo nel mio caso molto importante. Le faccio i miei complimenti per il libro, un cordiale saluto,

F.S.


>Gentile F.S.,

giovedì 1 dicembre 2016

Continua la serie di risposte sui problemi della scuola, da parte del Dott. Marco Focchi.
In questo capitolo "I bambini senza regole".

giovedì 24 novembre 2016

Poca attenzione verso i ragazzi "silenziosi"

Buongiorno dottore,
sono una insegnante della scuola media e vorrei condividere un mio pensiero riguardo ai ragazzi timidi o ansiosi. Faccio questo lavoro solo da un paio di anni e trovo frustrante che all'interno dell'ambiente scolastico si parli solo dei ragazzi "difficili", ovvero quelli che disturbano, che sono iperattivi, aggressivi o addirittura violenti. Mentre non si parla quasi mai di quelli più silenziosi, più timidi o in ansia, perché tanto loro non disturbano e non impediscono dunque lo svolgimento della lezione. Nel mio caso, invece, sono coloro su cui cerco di focalizzare maggiormente l'attenzione, probabilmente perché anche io da piccola facevo parte di quella categoria e so quanto ho sofferto in certi passaggi. Il fatto che ci sia poca attenzione verso i ragazzi "silenziosi" la vivo come una profonda ingiustizia, siccome le (poche) risorse disponibili vengono orientate sui ragazzi che solitamente sono i più "maleducati", o i più "arroganti". E' come dire: più scompiglio crei in società, più la società ti darà attenzione. E in questo caso ti darà una mano. Non ha idea di quante volte sono rimasta allibita tentanto di far notare una certa situazione a dei colleghi, cercando di parlare di un ragazzino o di una ragazzina con dei seri problemi di ansia e introversione, e i miei colleghi non se ne erano neanche accorti! Parlavano solo dell'ultima marachella o dell'ultimo insulto subito dai compagni più aggressivi. Secondo lei è solo una questione di risorse mancanti? O comunque, cosa ne pensa di questo aspetto? Mi scusi se non ho una domanda precisa ma volevo più che altro spezzare una lancia a favore dei ragazzini bravi, educati, altrettanto problematici, ma in qualche modo invisibili. Grazie.

M.C.


>Gentile signora,

venerdì 11 novembre 2016

Quando sono gli insegnanti stessi che vacillano a chi l'alunno deve fare riferimento?

Dottore, ma quando nella scuola sono gli insegnanti stessi che vacillano a chi l'alunno deve fare riferimento per poter fare riferimento all'inconscio..che semmai è da creare per altro? Siamo nell'era per pressapochismo. La mia testimonianza fa riferimento a mio nipote III media, scuola media Zanelli di Cusano Milanino, nuovo preside, insegnanti che mettono al corrente gli alunni di loro problemi personali gravi, pianti collettivi e passi per le lacrime dei ragazzi, ma che un insegnante pianga eh no! Cosa abbiamo da insegnare alla nuova generazione che riesca ad imprimere nel subconscio un modello da seguire, una coscienza da creare?

I.G.


>Gentile I.G.,

giovedì 10 novembre 2016

Video 6 - Le Domande e Risposte sui problemi della scuola

Continua la serie di risposte sui problemi della scuola, da parte del Dott. Marco Focchi.
In questo capitolo "Un intervento che includa la dimensione dell'inconscio".

lunedì 31 ottobre 2016

Disturbo misto dello sviluppo, disturbo oppositivo provocatorio, e per finire disturbo nell'espressione del linguaggio

Gentile Dott. Marco Focchi,
ho comprato il suo testo "l'inconscio in classe. Il piacere di capire e quel che lo guasta", l'ho trovato estremamente interessante. Le scrivo perché lavoro nella scuola come Assistente Educativo Culturale (AEC) una funzione che affianca il bambino che si presenta con problemi. Ad oggi mi trovo a lavorare con un bambino che arriva in prima elementare con una diagnosi di Disturbo misto dello sviluppo, disturbo oppositivo provocatorio, e per finire disturbo nell'espressione del linguaggio. diciamo non manca nulla!!!!! il problema che vivo con questo bambino è la sua aggressività che si manifesta in autolesionismo (batte la testa, si graffia, si picchia) allo stesso modo riesce a manifestarla con l'adulto di riferimento per cui assisto, ed è successo anche a me di essere insultata, picchiata graffiata e morsa. Le assicuro che ne sono uscita devastata perché è terribile vedere un bambino così piccolo in grado di provocare e provocarsi tanta rabbia e aggressività. Mi chiedo come posso aiutarlo, al momento ho chiesto alla famiglia che possa essere seguito da uno specialista che aiuti il bambino e la famiglia a gestire quanto accade. Da parte mia vorrei che non si arrivasse a produrre queste crisi nel bambino, ma mi rendo conto che basta molto poco, per esempio che non si faccia quello che vuole lui, è assolutamente padrone della relazione, di gestirla così come egli crede, altrimenti entra in crisi ed è molto difficile farlo rientrare. Alla scuola e la famiglia ho proposto un progetto, una rete in cui tutti gli interlocutori interessati possano lavorare tenendo conto dei problemi del bambino, a partire dall'individuare uno specialista che si prenda carico della sofferenza di questo bambino, e che sia in grado di indirizzare e indirizzarci sul lavoro da portare avanti. La ringrazio anticipatamente.

Cordiali saluti,

S.N.


>Cara S.N.,