mercoledì 16 ottobre 2019

L’unica cosa che faceva era passare ore sui social

Buongiorno dott. Focchi,
Le scrivo perché sono preoccupata per mia figlia di 15 anni.
Mi sembrava molto apatica e l’unica cosa che faceva era passare ore sui social.

Ho deciso di iscrivermi sui Instagram per guardare cosa pubblicava e ho visto che nelle storie parla più o meno direttamente di depressione ed ansia.
Questo crea problemi anche a scuola, va a letto tardi dorme poche ore e la mattina è come uno zombie.
Rispetto all’anno scorso i voti sono peggiorati tantissimo.

Cosa mi consiglia di fare?
Quando cerco di parlarle lei mi risponde che non capisco e si chiude in se stessa.
Ha senso consultare uno specialista? E come faccio a convincerla, non posso mica trascinarla di peso.
Non credo di essere in grado di affrontare questa situazione da sola.

Sono molto preoccupata.
La ringrazio molto per la sua attenzione e gentilezza.

A.



>Gentile A.,

la sua lettera va diretta all'essenziale, e ci sono tuttavia alcune domande in un caso simile che è importante porsi. Prima di tutto: quanto tempo sua figlia passa sui social? Lei dice che ci sta alcune ora, ma con gli adolescenti oggi questo succede frequentemente, senza che necessariamente ciò implichi una dipendenza o una sindrome di chiusura. Lei si è poi iscritta ad Instagram per vedere i suoi post: aveva provato prima a parlarle? I post sono generalmente rivolti ad un pubblico supposto di coetanei, e riflettono solo in parte i pensieri più profondi dell’adolescente che li pubblica. Spesso il loro stile rende semplicemente omaggio al linguaggio della “tribù”. Il modo migliore per conoscere i problemi di sua figlia non è guardare i suoi post, ma parlarle, aiutarla ad aprirsi e, se è il caso, suggerirle che uno specialista può essere in grado di aiutarla più di quanto possa fare lei. Essendo la madre lei ha infatti un coinvolgimento emotivo che impedisce una visione oggettiva, esterna. Lei stessa può eventualmente trovare giovamento nell'aiuto di un professionista se le sembra di avere difficoltà a parlare con sua figlia. Ci sono canali che occorre riaprire, e ai capi dei quali forse, da una parte come dall'altra, si verifica una difficoltà a comunicare.

Un cordiale saluto

Marco Focchi

giovedì 26 settembre 2019

Ha iniziato la prima elementare ed è stato un dramma

Buongiorno dott. Focchi,
Mi chiamo A., oggi mio figlio ha iniziato la prima elementare ed è stato un dramma, non voleva lasciarmi e alla fine le maestre sono venute e l’hanno cercato di calmare, portandolo poi in classe.
Premesso che non ha fatto ne il nido ne la materna, ho fatto di tutto per far sì che l’inizio delle elementari non fosse traumatico, gli ho spiegato che è una cosa bella andare a scuola, così studia e impara cose nuove e potrà farsi molti amichetti ed amichette.
Ma oggi quando sono andata a prenderlo mi ha detto che non vuole più andarci, e mi sono sentita per un attimo persa.

Cosa posso fare?
Mi aiuti per favore...

A.


>Cara A.,

naturalmente l’esperienza della materna aiuta molto il bambino a uscire dal guscio famigliare e a relazionarsi con il mondo. Non so perché suo figlio non l’abbia frequentata, e suppongo abbia delle buone ragioni. La fase dell’inserimento saltata alla materna, che prepara il bambino poco a poco al distacco, deve però farsi ora. Le modalità non possono però essere le stesse progressive e con momenti di accompagnamento come nella materna, perché la scuola elementare ha i suoi ritmi e le sue esigenze. 
Le consiglierei di parlare con le maestre, far presente la situazione del bambino e cercare in loro una sponda che possa attenuare il senso di separazione che il bambino ora vive in modo inevitabilmente più traumatico, perché meno graduale. Faccia sentire anche al bambino la sua vicinanza con le maestre, si faccia vedere insieme a loro, in modo da aiutarlo a trasferire anche su di loro il senso d’appoggio che trova in lei. Per il resto le occorrerà solo pazienza, e la capacità di non mostrare sconforto al bambino se le cose non partono subito. Sono tuttavia sicuro che, creando un ponte tra lei e le maestre in breve tempo vedrà il bambino in grado di accettare figure nuove, ratificate dalla figura fondamentale di attaccamento che è lei, e potrà superare una difficoltà che ora le appare probabilmente più grande di quando non sia.

Un saluto

Marco Focchi  

giovedì 19 settembre 2019

Turbato dall’arrivo della nuova sorellina

Buongiorno Dott. Focchi, 
sono la mamma di C., le scrivo perché mio figlio è troppo turbato dall’arrivo della nuova sorellina, G.
Questa (speravo dolce) notizia ha inficiato anche il suo rendimento a scuola: è diventato irrequieto e una volta sono stata convocata perché aveva spintonato un suo compagno facendolo cadere perché gli aveva preso l’astuccio. Per fortuna l’altro ragazzo non si è fatto nulla di grave. Le maestre mi hanno detto che effettivamente l'evento in questione potrebbe essere collegato a questa "paura del nuovo”, credo dovuta al fatto che possa sentire in qualche modo di poter essere sostituito nel mio cuore, cosa di cui l’ho già rassicurato, per cui è diventato molto più possessivo del normale, anche nei confronti degli oggetti. 
Speravo passasse ma invece sta solo peggiorando, addirittura la notte: pianti, urla, capricci! Mi vuole sempre con se. Il problema è che sono anche molto stanca, sono all’ottavo mese. Non posso continuare così!
Capisco che l’arrivo di un nuovo membro della famiglia possa all’inizio destabilizzare, ma mi sento impotente.. cosa posso fare per lui?
Spero tanto che vedere G. lo addolcirà. 
Lo spero tanto. 

La ringrazio
Marta.



>Gentile Marta,

nella consulenza psicologica alle scuole ho visto molto spesso situazioni in cui la nascita di un fratellino o di una sorellina aveva come contraccolpo sintomi che si manifestavano nel contesto scolastico: cali di rendimento difficoltà nei rapporti con i compagni, problemi di comportamento. Per C. di tratta evidentemente di qualcosa di analogo. Quel che in famiglia si può fare è rassicurarlo, aiutarlo a integrare la nuova presenza che ci sarà, fargli sentire la continuità d’affetto che lo lega ai genitori, stemperare le gelosie nascenti. Spesso però tutto questo non basta, perché il bambino sente comunque minacciata la propria posizione di unicità, e con questa sente destabilizzarsi le basi stesse della sua esistenza. Se quindi lei sente di aver già messo in atto tutto quel che poteva per aiutarlo ad affrontare il nuovo frangente e lei stessa, da quel che capisco, è presa da un senso di esasperazione, è importante allora che sia piuttosto lei ad avere un sostegno psicologico, che le permetta di ritrovare la tranquillità necessaria per tenere nella situazione di stress in cui si trova. Questo avrà senz’altro una ricaduta positiva anche su suo figlio. A volte siamo noi adulti ad avere ansie che non percepiamo chiaramente e che si riflettono a specchio sui nostri figli, e il disagio dei figli è un segnale che dobbiamo in questi casi cogliere per aiutare loro aiutando noi.

Un cordiale saluto

dott. Marco Focchi   

venerdì 30 agosto 2019

All'improvviso si chiude in se stesso

Buon giorno
ho un problema con mio figlio di 12 anni che è stato promosso in seconda media ma con due carenze :matematica e scienze.
In realtà i problemi sono iniziati nel mese di aprile quando mio figlio che è stato sempre, un ragazzo molto estroverso,  giocherellone, all'improvviso si chiude in se stesso smette di frequentare palestra, amici e si rifiuta spesso di andare a scuola lamentando mal di pancia, mal di testa ecc... Di conseguenza anche il profitto comincia a calare specialmente con il prof.di matematica..Nel frattempo mio figlio incomincia ad avere atteggiamenti ripetitivi e conoscendo un po' la patologia  ho notato che ha un problema ossessivo compulsivo..Cerco di parlargli e convincerlo a parlarne con un dottore poiché lo vedo sempre più impegnato nei suoi riti, ma niente non ne vuole sapere. Riesce solo a dirmi che a scuola tutti lo prendono in giro, ridono di lui, quasi sente che da fastidio la sua presenza..Ne parlo con la preside e il professore di matematica ma loro minimizzando la cosa dicendo che magari è l'età,forse esagera, cmq chiedo loro di avere un occhio di riguardo considerando tutta la situazione ed essendo consapevole che proprio gli ultimi mesi non si stava impegnando. Di fatto non viene bocciato  ma promosso con due carenze matematica e scienze  per cui dovrebbe sostenere un esame a settembre..Purtroppo in questi mesi il suo comportamento patologico è peggiorato e non è riuscito a studiare. Lo convinto ad andare dal dottore anche perché mi ha raccontato di alcuni episodi avvenuti in classe che lo hanno turbato e riguardano proprio il suddetto professore... La USL però ci ha appuntamento a novembre anche se ho cercato di spiegare che era urgente,ma non è stato possibile..Mio figlio mi ha raccontato che in un'occasione il professore gli avrebbe detto 'finalmente hai fatto bene il compito meriti un abbraccio, no, no, meglio di no mi fai un poco schifo'.Un'altra volta,siccome mio figlio aveva cominciato a trascurarsi anche fisicamente e aveva un po' i capelli in disordine disse 'in questa classe tutti si stanno facendo carini tranne uno e tutti a guardare verso il ragazzo' ... E ancora dopo un po' di assenze al suo rientro una ragazzina esclamò :O no professore proprio oggi doveva venire.... e il professore non disse nulla.
Questa è purtroppo la situazione. Per adesso non so come comportarmi. Mio figlio non è in grado di fare l'esame a settembre e sicuramente cambieremo anche scuola, ma non vorrei che venisse bocciato altrimenti la situazione secondo me andrebbe peggio. Tra l'altro credo che non possano farlo dato che lo scrutinio dice promosso con due carenze..Per quanto riguarda il comportamento del professore se è stato una delle cause dei problemi del ragazzo sicuramente prenderemo via legale.
Gentile dottore lei cosa pensa di tutto ciò ? Quale deve essere il mio comportamento nei confronti di mio figlio e della scuola ? La ringrazio infinitamente per la sua risposta. Buona serata 



>Gentile Ary,

Lei mi pone due domande. La prima: quale deve essere il suo comportamento nei confronti di suo figlio. La seconda: quale deve essere il suo comportamento nei confronti della scuola. Andiamo quindi con ordine. Come lei dice, avendo nozioni di psicopatologia ha riconosciuto in suo figlio un comportamento ossessivo compulsivo. Ha avuto cioè, nei confronti di suo figlio, uno sguardo diagnostico. Ora: una diagnosi è l’indicazione di un problema, quindi, al di là dell’etichetta individuata, pensa di aver riconosciuto il problema che suo figlio pone, e si pone, con i sintomi che ha manifestato? Perché questa è la cosa veramente importante. I sintomi esprimono questioni che chi ne è portatore non riesce a formulare neppure a se stesso, e quindi tanto meno ad affrontare. Le direi quindi che, se vuole aiutare suo figlio, la via è capire di che interrogativo, difficoltà, ostacolo, problema sono espressione i sintomi che lei ha riconosciuto. Naturalmente lei è il padre, e quindi la stretta relazione affettiva può farle velo rispetto alla lucidità necessaria a penetrare una situazione nella quale evidentemente anche lei è emotivamente coinvolto. La via migliore è quindi quella di cercare un aiuto esperto, cosa che lei ha fatto. Purtroppo i tempi dell’assistenza pubblica sono quelli che sono, per il gran numero di richieste che gli operatori del settore pubblico debbono affrontare. L’alternativa è rivolgersi a un privato, e può davvero valerne la pena.

Per la seconda domanda, come comportarsi con la scuola, lei dice che se l’atteggiamento del professore è stato una delle cause dei problemi di suo figlio, intende prendere vie legali. Non posso naturalmente valutare, da quel che mi dice, la parte che il professore ha avuto nella situazione descritta. Certo se i problemi si configurano come lei spiega, in termini di disturbo ossessivo compulsivo, le cause non sono né semplici né lineari, e il professore potrebbe essere al più solo un’occasione scatenante, ma non certo la causa della situazione. Le suggerirei dunque di soppesare con molta attenzione le sue mosse. Andare per vie legali non è un modo per dare sollievo a suo figlio ma un modo di ottenere giustizia, se lei ritiene che torto ci sia stato. Consideri quindi le priorità che vuole darsi. Se l’obiettivo è aiutare suo figlio si tratta innanzi tutto di creare intorno a lui un ambiente favorevole, e questo si può fare solo con il dialogo, cercando di capire cosa mette suo figlio nella situazione di capro espiatorio nella classe, e sollecitando l’alleanza dei professori perché possano avere nei suoi confronti un atteggiamento di comprensione e difensivo. Quanto meno si entra in conflitti, quanto più si cerca un confronto collaborativo con le persone, tanto più si accrescono le possibilità di dare una svolta in senso migliore alla situazione.

Direi quindi che la situazione che mi descrive è senz’altro complessa e va affrontata con pazienza e a piccoli passi, senza lasciarsi prendere dall’illusione di una soluzione rapida. Quindi si armi di pazienza, parli prima con suo figlio, cerchi di penetrarne i pensieri, poi crei intorno a lui una rete di alleanze che fungano da protezione e aiutino suo figlio a crescere e a maturare una valutazione positiva di sé. Questa permette anche di ridimensionare gli scherzi o i segni di rifiuto dei compagni che, altrimenti, possono assumere le proporzioni drammatiche che lei mi esprime nella sua lettera.

Cordialità.

Marco Focchi

martedì 23 luglio 2019

Mio figlio si è innamorato ma non è corrisposto

Buongiorno Dott. Focchi, 
Scusi se esco un po’ dal tema principale del blog; il fatto è che mio figlio si è innamorato ma non è corrisposto. 

M., 13 anni, ha conosciuto questa ragazza, C. di 12, durante l’estate ragazzi che sta frequentando. 
L’ho trovata subito una cosa tenera, ma purtroppo quando si è dichiarato è stato respinto e non so come consolarlo. 

Ora vive anche l’umiliazione di essere preso in giro dagli altri ragazzi.
Non si sente tranquillo e sta facendo storie per non andare. 

Cosa mi suggerisce di fare?

La ringrazio
M. 


>Gentile signora,
Le traversie d’amore fanno parte dell’adolescenza, e hanno un valore formativo. Per un verso quindi le direi: stia vicino a suo figlio, lo ascolti e lo aiuti se lui glielo chiede. Ci sono però a volte reazioni patologiche alle delusioni d’amore, reazioni, per così dire, alla Werther. In questo caso la situazione non va sottovalutata ed è necessario correre ai ripari. Sta alla sua sensibilità capire quale delle due situazioni suo figlio sta vivendo, e se si rende conto che le sue reazioni presentano qualche eccesso patologico non esiti a ricorrere a uno specialista.
Cordialità
Marco Focchi

lunedì 8 luglio 2019

Mio figlio non vuole mai fare i compiti delle vacanze

Buongiorno dott. Focchi, 

Sono A., la mamma di F., 12 anni. 
Le scrivo perché mio figlio non vuole mai fare i compiti delle vacanze. Ho provato a farlo andare in un campus estivo dove fra le altre cose dovrebbero fare i compiti ma nulla, non si impegna. 
Eppure è sempre stato un ragazzo diligente! Tutto ad un tratto invece non vuole più studiare. 
All'inizio mi sembrava anche normale dopo la fine della scuola ma ormai è un mese che non tocca libri ed è sempre di fronte allo smartphone. 
Inizio ad essere preoccupata.

Ha qualche consiglio da darmi?

La ringrazio

A.



>Gentile A.,

proviamo a interrogarci sulla funzione dei compiti delle vacanze: devono tenere allenata la mente perché non ci si dimentichi quel che si è imparato durante l’anno ed eventualmente lo si perfezioni e lo si integri con l’esercizio. Questo migliora le prestazioni scolastiche? Mi sono già permesso di esprimere qualche dubbio in proposito in un’altra risposta. Durante la mia consulenza nelle scuole elementari mi sono accorto di come i bambini siano spesso impegnati quasi a tempo pieno nella loro vita extrascolastica: hanno l’ora d’inglese, quella di sport, quella di strumento. Viene quasi cancellato il tempo del gioco o, se non questo, il tempo per annoiarsi. La possibilità di annoiarsi è una fonte insostituibile della creatività e dell’inventiva. Se togliamo ai bambini quei lunghi pomeriggi estivi in cui non hanno nulla da fare e sono quindi portati a inventarsi delle cose, li priviamo di una possibilità che, nella nostra generazione, quando i compiti delle vacanze non erano un obbligo, era pienamente offerta. Ci deve essere un tempo in cui la mente resti a maggese, perché possa essere pienamente coltivata nei momenti del lavoro scolastico.
Se vuole un consiglio dunque, lasci che suo figlio metta da parte i compiti delle vacanze e faccia che le sue vacanze siano davvero vacanze, cioè, come dice la parola stessa, tempo vuoto, tempo senza impegni, in modo che possa lasciar crescere in sé il desiderio di riprendere. Saturare tutti gli spazi vuoti porta all’estinzione del desiderio, e anche e soprattutto del desiderio d’imparare.

Un cordiale saluto

Marco Focchi

lunedì 24 giugno 2019

In crisi perché dovrà cambiare compagni

Buongiorno Dott. Focchi,
sono la mamma di G.; quest’anno ha finito la quinta elementare ed è molto in crisi perché dovrà cambiare probabilmente compagni e ovviamente sente la nostalgia del vecchio istituto scolastico e paura per ciò che l'aspetterà.
Cerco di consolarla ma è sempre difficile. È legata particolarmente a due sue amiche e non sa ancora se le ritroverà alle medie.
Io sto cercando di rassicurarla sul fatto che le amicizie continueranno anche se non fossero nella stessa classe.

Credo siano sentimenti normali per una bimba di 10 anni, ma è da una settimana che la vedo sempre abbacchiata e giù di morale.
Ho pensato di organizzare con le mamme delle altre due amiche di G. dei pomeriggi insieme per mantenere attivo il legame e farle vedere che non è cambiato nulla, che si possono continuare a vedere.
Ma ho paura che magari il sentimento di nostalgia potrebbe crescere.

Lei cosa mi consiglia, crede che sia una buona idea?

Altrimenti cosa potrei fare?

La ringrazio molto dell’aiuto.
Le faccio i complimenti per il blog, è molto utile per noi genitori..

A.


>Gentile A.,

alcuni bambini sono curiosi, si spingono avanti, cercano la novità, e il passaggio di grado della scuola li elettrizza per quel che troveranno di non ancora conosciuto. Altri, come evidentemente G., sono più conservatori, e temono in ogni età di perdere quel che avevano faticosamente acquisito. Di quest’ultima tipologia fanno parte i bambini che non hanno potuto costituire una base sicura, e che quindi temono di allontanarsi da dove sono perché non si sentono certi di poter tornare a un appoggio solido. Le ragioni di questo sono remote, e risalgono alle prime esperienze di vita, il cui retaggio è in genere un carattere un po’ ansioso.
Per quanto riguarda G. non le suggerirei di insistere sula continuità, anche perché è verosimile che, a quell’età, le amiche che si dividono in scuole diverse possano fare altri incontri e creare nuovi legami. Le suggerirei piuttosto di rassicurarla su quel che troverà, di farle sentire che esiste, soprattutto alla sua età, un potenzialità per creare nuovi legami, e quindi che avrà nuove amiche, anche se non è detto che debba perdere quelle che ha già. Non è dicendole che non è cambiato nulla che può affrontare la situazione, perché in realtà qualcosa è cambiato, e cambierà anche di più. È piuttosto dandole i mezzi e l’appoggio per affrontare questi cambiamenti, dato che la vita è fatta di variazioni, soprattutto quella contemporanea, ed è meglio prepararsi a questo presto.
Un saluto cordiale

Marco Focchi