giovedì 16 gennaio 2020

Dovrebbe scegliere la scuola superiore e non ha idea di dove vorrebbe andare

Gentile dott. Focchi,
sono L., sono un po’ preoccupato perché in questi giorni mia figlia dovrebbe scegliere la scuola superiore e non ha idea di dove vorrebbe andare.

Fortunatamente è brava abbastanza in tutte le materie, ma non ha qualcosa che sente “suo”.
È giusto secondo Lei indirizzarla verso un Liceo, rimandando la decisione di cosa fare nella vita con l’università?
Con l’approfondirsi degli studi magari riuscirà ad avere le idee più chiare! Almeno, questo è quello che mi dico io…

Lei come la pensa?

La ringrazio.

L.


>Gentile L.,

a volte ai ragazzi sembra di non sapere bene cosa desiderano fare perché, in un certo senso, “non si conoscono”. È tuttavia possibile aiutarli. Lei, che ha vissuto con sua figlia, avrà notato qualche particolare inclinazione, qualche svago preferito, qualche lettura, qualche spettacolo seguito con maggior fervore di altri. Sono piccoli indizi, ma servono. Se lei riesce a farli emergere e a parlarne con sua figlia, il dialogo può aiutarla a vedere in se stessa quel che da sola non riesce a vedere. Non si tratta di indirizzarla, meno ancora di imporle una via, semplicemente di essere “maieutici”, come direbbe Socrate, di farle partorire il segreto della sua mente ignoto a lei stessa.

Marco Focchi 

martedì 26 novembre 2019

Sono in fissa con la mia professoressa di matematica

Buonasera, volevo una mano ad affrontare meglio questo problema... Sono una ragazza di 16 anni e da un paio di mesi sono in fissa (credo si possa definire così!) con la mia professoressa  di matematica dello scorso anno, premettendo che non credo di essere lesbica, però questa persona mi torna sempre in mente, cerco sempre la sua macchina in tutta la città, oppure siccome fa lezione comunque nella classe vicina ho imparato il suo orario a memoria e mi capita di mettermi vicino alla porta ed aspettare che arrivi, per il semplice fatto di vederla, anche se non mi saluta manco!! Peró mentre prima avevo le farfalle allo stomaco quando la vedevo adesso un po' meno... Però la situazione peggiora quando la sogno!! E mi capita ormai ogni notte però si comporta in maniera diversa dal normale, nel senso che passa il tempo con me, mi sorride, mi parla tranquillamente cosa che ovviamente nella realtà non succede.. Però vorrei succedesse, mi piacerebbe parlare con questa persona, passare del tempo con lei, ma ovviamente non posso perché non sta a pensare a me ed è pure sposata! Per favore mi potete aiutare?? Non so come liberarmi da questa cosa! Vorrei solo che finisse (premetto però che sono una che gli scorsi anni ha avuto più o meno gli stessi problemi con altri prof. Però questa volta la cosa è diversa ed è più intensa e mi capita di prendere la decisione di trasferirmi nella sua classe a fare lezione perché di regola potrei anche farlo ma temo di peggiorare la cosa!)
La ringrazio in anticipo🙂



>Cara ragazza di sedici anni,
dici di non ritenere di essere lesbica e dichiari di sentirti innamorata di una tua professoressa. D’accordo, si tratta di un amore impossibile, ma può capitare. Fin qui niente di strano, per quanto disagevole possa essere la situazione di un amore che non può trovare espressione realizzandosi in una relazione. Tu aggiungi però che ti è capitato anche altre volte, pur con minore intensità. Qui può esserci un segnale d’attenzione. Se questa situazione prende un andamento seriale può esserci qualcosa da riconsiderare. Tu non dai dettagli sugli innamoramenti precedenti, se non il fatto che questa volta ti ha preso in un modo che non conoscevi in precedenza. Evidentemente hai raggiunto la soglia in cui suona il segnale d’allarme, e probabilmente te ne sei resa conto, giacché mi scrivi. Ti suggerirei di non lasciar passare la questione senza intervenire. La cosa migliore sarebbe parlare con uno specialista che possa aiutarti. Probabilmente, se il rapporto con i tuoi genitori è buono e di fiducia, puoi accennarne a loro perché ti aiutino a trovare la persona adatta. Ti ripeto: il problema non è inciampare in un amore impossibile, ma il carattere reiterato dell’evento.
Un saluto cordiale
Marco Focchi

Mio figlio ha dato un pugno ad un suo compagno di classe

Buongiorno dott. Focchi,
le scrivo perché mio figlio ha dato un pugno ad un suo compagno di classe.
Premetto che mio figlio non ha mai dato segni di violenza e mi stupisce molto il suo comportamento.
Lui mi ha raccontato che era da tempo che i compagnetti di classe lo bullizzavano, nulla di eclatante se l’evento viene preso singolarmente, ma se li accumuli, quei piccoli gesti diventano insopportabili.
Mio figlio ha sbagliato, certamente, ma adesso le maestre hanno convocato solamente me, facendomi tutta la ramanzina, e purtroppo nessuno ha valutato l’accumulo di tensione che ha dovuto subire mio figlio.
Ho provato a chiedere alle maestre di convocare i genitori dei bulli, in particolare di quello che si è preso il pugno in pancia e del suo amichetto, per capire come mai esiste questa situazione di bullismo in classe, e mi è stato detto molto sbrigativamente che lo faranno, ma ad ora, dopo due settimane, non è successo nulla.
Inoltre ora questi due non danno più particolarmente fastidio a mio figlio, quindi come faccio io ad insegnargli che la violenza non è la via per risolvere i conflitti quando, se parliamo sinceramente, un po’ li ha risolti e chi invece aveva il dovere di tutelare mio figlio non ha fatto praticamente nulla?

Grazie per l’ascolto.
M. 


>Gentile M.,

nella storia che mi racconta è difficile individuare un carnefice e una vittima. I compagni di suo figlio si mostravano prepotenti con lui e lui, a quanto mi dice, non si è fatto mettere sotto i piedi. Si tratta quindi di uno di quei confronti tra ragazzini che vanno regolati tenendo conto di entrambe le parti. Non si tratta quindi di tutelare una parte piuttosto che un’altra, (giacché suo figlio si è tutelato da sé) né di punirne una per proteggere l’altra, perché entrambe le parti hanno, per così dire, passato il segno. Indipendentemente da quel che faranno gli insegnati quindi, mi sembra importante sia lei a parlare con suo figlio e a prendere una posizione sulla violenza. È certamente possibile che gli insegnanti abbiano sottovalutato la situazione, e può essere fatto presente, ma non credo che questo debba essere un ostacolo al suo intervento educativo. Può benissimo spiegare a suo figlio che in una situazione del genere lui, prima di agire con la violenza, avrebbe potuto parlare con lei, e lei avrebbe potuto parlare con gli insegnanti. Sicuramente, in questo caso, gli insegnanti non avrebbero sottovalutato la situazione e tutto avrebbe preso un corso differente. Le dico questo perché è importante che ciascuna delle grandi istanze educative in cui ogni ragazzino si trova si assuma le proprie responsabilità in prima persona, tentando di far convergere lo sforzo, e non lanciandosi in uno scambio di accuse. Ci guadagna la credibilità di ogni istituzione, e la possibilità di controllo e di prevenzione delle eventuali situazioni di violenza come quelle che mi ha descritto.

Un cordiale saluto
Marco Focchi

martedì 19 novembre 2019

Cosa posso dire per aiutarla a trovare la scuola più adatta?

Buongiorno Dott. Focchi,
mi chiamo A., avrei bisogno di un confronto per capire cosa poter dire a mia figlia G.
È una ragazza molto vispa e vivace, molto portata per l’arte e la matematica.
Entro gennaio bisogna formalizzare le iscrizioni, cosa posso dire a G. per aiutarla a trovare la scuola più adatta a lei?
Vorrebbe andare all’istituto d’arte ma non disdegna neanche l’idea di un liceo scientifico.
Cosa direbbe Lei a sua figlia?

La ringrazio molto

Anna.



>Cara A.,

Le scelte di orientamento scolastico non possono essere mai forzate. Conosco storie di genitori che hanno tentato di obbligare in una direzione piuttosto che un’altra le decisioni dei figli per quanto riguarda l’orientamento degli studi e sono storie generalmente difficili e contrastate. Un figlio può anche scegliere una via contro la propria vocazione per accontentare il genitore, ma è una scelta che in genere ha un costo alto, e che si paga nel corso degli anni. Naturalmente potremmo citare anche casi contrari: figli che hanno scelto conto il parere dei genitori e che se ne sono poi pentiti troppo tardi. Si tratta quindi di un momento delicato quando si deve capire qual è la propria via. Quel che si può fare è parlare con i figli, aiutarli a tirar fuori le proprie inclinazioni, vagliare le diverse possibilità e fare, in un certo senso, degli “esperimenti mentali”, ovvero immaginarsi in una carriera piuttosto che in un'altra, valutandone tutte le conseguenze. Questo è l’aiuto più fattivo che un genitore può dare quando un figlio deve capire in che direzione vuole andare: si tratta di dargli una mano, attraverso la propria esperienza, a valutare tutte le conseguenze, nel bene e nel male, che vengono dall'imboccare una via piuttosto che un’altra. Chiaro che come genitori non saremo probabilmente completamente neutrali, perché abbiamo desideri, aspettative, progetti. Ma questa è un’altra cosa. L’importante è non far sentire al figlio di avere preso un via controvoglia. Tra arte e matematica, come nel suo caso, c’è una divaricazione significativa, sono cammini di studio che aprono carriere molto differenti. Provate a immaginarle parlandone insieme, e a valutare, confrontare, soppesare. Solo da qui può nascere la decisione migliore.

Un cordiale saluto e auguri
Marco Focchi

mercoledì 16 ottobre 2019

L’unica cosa che faceva era passare ore sui social

Buongiorno dott. Focchi,
Le scrivo perché sono preoccupata per mia figlia di 15 anni.
Mi sembrava molto apatica e l’unica cosa che faceva era passare ore sui social.

Ho deciso di iscrivermi sui Instagram per guardare cosa pubblicava e ho visto che nelle storie parla più o meno direttamente di depressione ed ansia.
Questo crea problemi anche a scuola, va a letto tardi dorme poche ore e la mattina è come uno zombie.
Rispetto all’anno scorso i voti sono peggiorati tantissimo.

Cosa mi consiglia di fare?
Quando cerco di parlarle lei mi risponde che non capisco e si chiude in se stessa.
Ha senso consultare uno specialista? E come faccio a convincerla, non posso mica trascinarla di peso.
Non credo di essere in grado di affrontare questa situazione da sola.

Sono molto preoccupata.
La ringrazio molto per la sua attenzione e gentilezza.

A.



>Gentile A.,

la sua lettera va diretta all'essenziale, e ci sono tuttavia alcune domande in un caso simile che è importante porsi. Prima di tutto: quanto tempo sua figlia passa sui social? Lei dice che ci sta alcune ora, ma con gli adolescenti oggi questo succede frequentemente, senza che necessariamente ciò implichi una dipendenza o una sindrome di chiusura. Lei si è poi iscritta ad Instagram per vedere i suoi post: aveva provato prima a parlarle? I post sono generalmente rivolti ad un pubblico supposto di coetanei, e riflettono solo in parte i pensieri più profondi dell’adolescente che li pubblica. Spesso il loro stile rende semplicemente omaggio al linguaggio della “tribù”. Il modo migliore per conoscere i problemi di sua figlia non è guardare i suoi post, ma parlarle, aiutarla ad aprirsi e, se è il caso, suggerirle che uno specialista può essere in grado di aiutarla più di quanto possa fare lei. Essendo la madre lei ha infatti un coinvolgimento emotivo che impedisce una visione oggettiva, esterna. Lei stessa può eventualmente trovare giovamento nell'aiuto di un professionista se le sembra di avere difficoltà a parlare con sua figlia. Ci sono canali che occorre riaprire, e ai capi dei quali forse, da una parte come dall'altra, si verifica una difficoltà a comunicare.

Un cordiale saluto

Marco Focchi

giovedì 26 settembre 2019

Ha iniziato la prima elementare ed è stato un dramma

Buongiorno dott. Focchi,
Mi chiamo A., oggi mio figlio ha iniziato la prima elementare ed è stato un dramma, non voleva lasciarmi e alla fine le maestre sono venute e l’hanno cercato di calmare, portandolo poi in classe.
Premesso che non ha fatto ne il nido ne la materna, ho fatto di tutto per far sì che l’inizio delle elementari non fosse traumatico, gli ho spiegato che è una cosa bella andare a scuola, così studia e impara cose nuove e potrà farsi molti amichetti ed amichette.
Ma oggi quando sono andata a prenderlo mi ha detto che non vuole più andarci, e mi sono sentita per un attimo persa.

Cosa posso fare?
Mi aiuti per favore...

A.


>Cara A.,

naturalmente l’esperienza della materna aiuta molto il bambino a uscire dal guscio famigliare e a relazionarsi con il mondo. Non so perché suo figlio non l’abbia frequentata, e suppongo abbia delle buone ragioni. La fase dell’inserimento saltata alla materna, che prepara il bambino poco a poco al distacco, deve però farsi ora. Le modalità non possono però essere le stesse progressive e con momenti di accompagnamento come nella materna, perché la scuola elementare ha i suoi ritmi e le sue esigenze. 
Le consiglierei di parlare con le maestre, far presente la situazione del bambino e cercare in loro una sponda che possa attenuare il senso di separazione che il bambino ora vive in modo inevitabilmente più traumatico, perché meno graduale. Faccia sentire anche al bambino la sua vicinanza con le maestre, si faccia vedere insieme a loro, in modo da aiutarlo a trasferire anche su di loro il senso d’appoggio che trova in lei. Per il resto le occorrerà solo pazienza, e la capacità di non mostrare sconforto al bambino se le cose non partono subito. Sono tuttavia sicuro che, creando un ponte tra lei e le maestre in breve tempo vedrà il bambino in grado di accettare figure nuove, ratificate dalla figura fondamentale di attaccamento che è lei, e potrà superare una difficoltà che ora le appare probabilmente più grande di quando non sia.

Un saluto

Marco Focchi  

giovedì 19 settembre 2019

Turbato dall’arrivo della nuova sorellina

Buongiorno Dott. Focchi, 
sono la mamma di C., le scrivo perché mio figlio è troppo turbato dall’arrivo della nuova sorellina, G.
Questa (speravo dolce) notizia ha inficiato anche il suo rendimento a scuola: è diventato irrequieto e una volta sono stata convocata perché aveva spintonato un suo compagno facendolo cadere perché gli aveva preso l’astuccio. Per fortuna l’altro ragazzo non si è fatto nulla di grave. Le maestre mi hanno detto che effettivamente l'evento in questione potrebbe essere collegato a questa "paura del nuovo”, credo dovuta al fatto che possa sentire in qualche modo di poter essere sostituito nel mio cuore, cosa di cui l’ho già rassicurato, per cui è diventato molto più possessivo del normale, anche nei confronti degli oggetti. 
Speravo passasse ma invece sta solo peggiorando, addirittura la notte: pianti, urla, capricci! Mi vuole sempre con se. Il problema è che sono anche molto stanca, sono all’ottavo mese. Non posso continuare così!
Capisco che l’arrivo di un nuovo membro della famiglia possa all’inizio destabilizzare, ma mi sento impotente.. cosa posso fare per lui?
Spero tanto che vedere G. lo addolcirà. 
Lo spero tanto. 

La ringrazio
Marta.



>Gentile Marta,

nella consulenza psicologica alle scuole ho visto molto spesso situazioni in cui la nascita di un fratellino o di una sorellina aveva come contraccolpo sintomi che si manifestavano nel contesto scolastico: cali di rendimento difficoltà nei rapporti con i compagni, problemi di comportamento. Per C. di tratta evidentemente di qualcosa di analogo. Quel che in famiglia si può fare è rassicurarlo, aiutarlo a integrare la nuova presenza che ci sarà, fargli sentire la continuità d’affetto che lo lega ai genitori, stemperare le gelosie nascenti. Spesso però tutto questo non basta, perché il bambino sente comunque minacciata la propria posizione di unicità, e con questa sente destabilizzarsi le basi stesse della sua esistenza. Se quindi lei sente di aver già messo in atto tutto quel che poteva per aiutarlo ad affrontare il nuovo frangente e lei stessa, da quel che capisco, è presa da un senso di esasperazione, è importante allora che sia piuttosto lei ad avere un sostegno psicologico, che le permetta di ritrovare la tranquillità necessaria per tenere nella situazione di stress in cui si trova. Questo avrà senz’altro una ricaduta positiva anche su suo figlio. A volte siamo noi adulti ad avere ansie che non percepiamo chiaramente e che si riflettono a specchio sui nostri figli, e il disagio dei figli è un segnale che dobbiamo in questi casi cogliere per aiutare loro aiutando noi.

Un cordiale saluto

dott. Marco Focchi