lunedì 31 ottobre 2016

Disturbo misto dello sviluppo, disturbo oppositivo provocatorio, e per finire disturbo nell'espressione del linguaggio

Gentile Dott. Marco Focchi,
ho comprato il suo testo "l'inconscio in classe. Il piacere di capire e quel che lo guasta", l'ho trovato estremamente interessante. Le scrivo perché lavoro nella scuola come Assistente Educativo Culturale (AEC) una funzione che affianca il bambino che si presenta con problemi. Ad oggi mi trovo a lavorare con un bambino che arriva in prima elementare con una diagnosi di Disturbo misto dello sviluppo, disturbo oppositivo provocatorio, e per finire disturbo nell'espressione del linguaggio. diciamo non manca nulla!!!!! il problema che vivo con questo bambino è la sua aggressività che si manifesta in autolesionismo (batte la testa, si graffia, si picchia) allo stesso modo riesce a manifestarla con l'adulto di riferimento per cui assisto, ed è successo anche a me di essere insultata, picchiata graffiata e morsa. Le assicuro che ne sono uscita devastata perché è terribile vedere un bambino così piccolo in grado di provocare e provocarsi tanta rabbia e aggressività. Mi chiedo come posso aiutarlo, al momento ho chiesto alla famiglia che possa essere seguito da uno specialista che aiuti il bambino e la famiglia a gestire quanto accade. Da parte mia vorrei che non si arrivasse a produrre queste crisi nel bambino, ma mi rendo conto che basta molto poco, per esempio che non si faccia quello che vuole lui, è assolutamente padrone della relazione, di gestirla così come egli crede, altrimenti entra in crisi ed è molto difficile farlo rientrare. Alla scuola e la famiglia ho proposto un progetto, una rete in cui tutti gli interlocutori interessati possano lavorare tenendo conto dei problemi del bambino, a partire dall'individuare uno specialista che si prenda carico della sofferenza di questo bambino, e che sia in grado di indirizzare e indirizzarci sul lavoro da portare avanti. La ringrazio anticipatamente.

Cordiali saluti,

S.N.


>Cara S.N.,

venerdì 28 ottobre 2016

Non ha voglia di studiare e non ha problemi a dirlo

Buongiorno,
nostro figlio ha 14 anni ed è ripetente. Uno degli unici due di tutta la scuola. Il nostro problema è che lui non ha voglia di studiare e non ha problemi a dirlo. Anche gli insegnanti lo confermano, lui non crea problemi ma semplicemente aspetta che finisca la mattinata. Di questo passo abbiamo paura che non finisca nemmeno le medie, figuriamoci se poi andrà avanti. Ma come è possibile? Sua sorella è già al liceo ed è una ragazza studiosa. Abbiamo provato a spiegarglielo in tutti i modi che senza studiare avrà dei grandi problemi in futuro, ma lui tira fuori teorie che tanto l'Italia fa schifo, parla come uno navigato anche se è poco più di un bambino. Però non è sofferente, ha degli amici (che a me sinceramente non piacciono) e comunque non è chiuso in se stesso. Non studia, punto. Gli insegnanti non ci danno un grande aiuto, come se ormai lo avessero etichettato come irrecuperabile. Cosa possiamo fare? Non riusciamo ad accettare che nostro figlio forse non terminerà nemmeno le medie, non riusciamo ad immaginare un futuro per lui.

Grazie

D.N.


>Gentile signore,

giovedì 27 ottobre 2016

Video 5 - Le Domande e Risposte sui problemi della scuola

Continua la serie di risposte sui problemi della scuola, da parte del Dott. Marco Focchi.
In questo capitolo "L'inconscio in classe".


martedì 25 ottobre 2016

Qual è il modo giusto di comunicare con la famiglia in questi casi?

Gentile Dottore,
sono una insegnante di scuola elementare, in provincia di Milano,
uno dei bambini della mia classe manifesta a mio avviso delle carenze di tipo cognitivo, le noto dal fatto che legge in maniera stentata ed inoltre quando si fanno delle attività che richiedono una qualche forma di memorizzazione mi sembra fare molta più fatica degli altri.
Per il resto è un bambino socievole e si relaziona bene con i compagni. Ho provato ad informare la famiglia di queste difficoltà, per far sì che potesse essere visitato da uno specialista, ma ho trovato come un muro, la madre in particolare dice che è un bambino normalissimo e che non ha nessuna intenzione di farlo vedere dai dottori perché è un bambino sano e felice. Devo dire che mi ha fatto sentire in colpa, ha vissuto la cosa come una sorta di accusa mentre io volevo solo muovermi nell'interesse del bambino. Mi chiedo se forse ho sbagliato, se forse non dovevo parlare nei termini di difficoltà, di carenze, ma sinceramente non avrei saputo dire diversamente.
Qual è il modo giusto di comunicare con la famiglia in questi casi? E come posso recuperare con la famiglia in questione?
Grazie mille e complimenti per questo suo spazio di ascolto,

F.L.


>Gentile signora,

il rapporto con le famiglie è sempre molto delicato, ed è indispensabile avere la loro collaborazione per ottenere qualche risultato, soprattutto nei casi di bambini difficili, o in particolari difficoltà, come quello che lei mi descrive.

giovedì 13 ottobre 2016

Video 4 - Le Domande e Risposte sui problemi della scuola

Continua la serie di risposte sui problemi della scuola, da parte del Dott. Marco Focchi.
In questo capitolo
"Individuare l'origine dei problemi scolastici".


mercoledì 5 ottobre 2016

Spesso arrivo a casa distrutta, con un senso di impotenza e incapacità

Buongiorno, sono una insegnante della scuola secondaria di primo grado (scuola media..), mi sono trovata nel suo sito perché cercavo informazioni sul disagio degli operatori scolastici. Ebbene sì, si trovano - giustamente - molte informazioni sul disagio dei bambini e dei ragazzi, ma si fa maggiore fatica quando le "vittime" siamo noi insegnanti. Ecco, ritengo che anche il mio, il nosto mi verrebbe da dire, sia un problema scolastico: io come molti miei colleghi spesso non ce la facciamo più, qui da noi si dice "burnout", per dire in sostanza che uno è scoppiato, che non ce la fa più. Io ritengo il mio lavoro molto stressante, ed è in atto una incredibile differenza intergenerazionale fra noi insegnanti e gli allievi delle nostre classi, si fa molta molta fatica a condurre un'aula. Io spesso arrivo a casa distrutta, con un senso di impotenza e incapacità, perché credo di non essere in grado a esercitare una seppur minima forma di autorità. In classe ci sono tre o quattro bambini che io reputo "normali", che sì ogni tanto disturbano, ma in genere seguono la lezione. Tutti gli altri, un disastro.... spesso vorrei gettare la spugna.. mi sembra che ogni mio tentativo sia vano, non mi ascoltano, mi rispondono addirittura con arroganza, uno addirittura una volta mi ha detto che se lo sgridavo avrebbe fatto chiamare l'avvocato da suo padre. Io non ho figli ed onestamente non so se in genere i ragazzi si comportino così anche a casa, non so sinceramente dire da dove venga il problema, anche se in maniera molto generica trovo che manchi "educazione", ai civili comportamenti, alle civili maniere, al civile rispetto dell'altro. Cosa possiamo fare noi insegnanti per farci rispettare maggiormente? Grazie mille e scusi per lo sfogo.

M.C.


>Gentile signora,

domenica 2 ottobre 2016

Video 3 - Le Domande e Risposte sui problemi della scuola

Continua la serie di risposte sui problemi della scuola, da parte del Dott. Marco Focchi.
In questo capitolo
"Il rapporto con i genitori del bambino".

Rilascio del PDP

Buongiorno dottore, sono capitata nel suo sito, noi siamo di Milano e mi chiedevo se fosse possibile prendere un appuntamento con lei al fine di ottenere il rilascio del PDP da parte della scuola.
Le insegnanti di mio figlio ci hanno comunicato che probabilmente è dislessico, ma che per ottenere da parte della scuola un trattamento diverso c'è bisogno di una diagnosi scritta da parte dell'Asl o da parte di un professionista. Lei si occupa anche di queste cose? E' sufficiente un incontro?
Grazie mille, cordiali saluti,

T. V.


>Gentile signora,